giovedì 8 agosto 2013

Dietro il visibile semplice, c'è dell'invisibile complicato

Le scienze, se ci accostiamo a esse senza conformismo, senza i paraocchi del cartesianesimo più scellerato, danno l'idea di dialogare con le antiche discipline. Lo svolgimento del pensiero tradizionale s'incontra con il movimento del pensiero contemporaneo.
Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una rivoluzione in cui spirito e ragione connubiano e convolano a nozze, scoprendosi inscindibili. Doveva essere il secolo della morte delle religioni, quello appena passato, ma a cadere è stato il Muro di Berlino.
La fisica, la biologia, le matematiche, nei loro punti estremi (ma anche salienti), s'incontrano con certe visioni del cosmo, dei rapporti dell'energia e della materia, che sono visioni ancestrali. Bisogna andare al di là dell'apparente contraddizione fra materialismo e spiritualismo. Ci si renderebbe conto allora che la fisica quantistica fornisce risposte dal sapore sempre più metafisico. Torneremo spesso sull'argomento nel prossimo futuro.
Generalmente il fantastico, lo spirituale, l'invisibile, vengono definiti come una violazione delle leggi naturali, come un'apparizione dell'impossibile. Ma è sbagliato metterla così. Il fantastico è una manifestazione delle leggi naturali, un effetto della realtà quando essa viene percepita direttamente e non filtrata attraverso il velo del sonno intellettuale, attraverso le abitudini, i pregiudizi, i conformismi. Quello che è sbagliato, o manchevole, è la nostra impostazione della conoscenza. La nostra epistemologia. Eppure la scienza stessa, nel corso dei secoli, ci ha più volte dato prova che dietro il visibile semplice c'è dell'invisibile complicato. Un tavolo è un tavolo, ma è anche un insieme di atomi e particelle non immediatamente percepibili alla ragione umana. Non sono stati percebili fino all'introduzione di macchine in grado di analizzarli compiutamente. Be': con gli strumenti attualmente a disposizione della scienza, l'uomo è sì e no in grado di analizzare il 2% dell'universo. E, a parte un paio di sonde scalcagnate inviate qua e là, non si è mai allontanato dal pianeta d'origine (origine per modo di dire).
Come si può pensare di avere un'idea definitiva dell'Universo e della realtà che ci circonda, quando potenzialmente possiamo osservarne e dunque studiare solo una piccolissima percentuale?
"Su scala cosmica (tutta la fisica moderna ce lo insegna) solo il fantastico ha la possibilità di essere vero", dice Teilhard de Chardin.
Noi non possiamo fare altro che suggerire ipotesi e tracciare schizzi di vie di comunicazione tra quei diversi campi che, per il momento, sono ancora terre precluse.

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