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domenica 11 agosto 2013

Newton e gli Antichi Maestri

Si conoscono più di 100.000 libri di alchimia. Quest'enorme mole di dati non è mai stata esplorata con spirito scientifico e critico. Il pensiero regnante (cattolico prima, razionalista poi) ha mantenuto una congiura del silenzio e del disprezzo attorno a questi elementi. Centomila manoscritti contengono forse alcuni dei segreti dell'energia e della materia. Mai un gruppo di specialisti in crittografia, di storici, di linguisti, di scienziati, di fisici, chimici, matematici, biologi è stato riunito in una biblioteca di alchimia completa con l'incarico di esaminare che cosa ci sia di vero e utilizzabile nei vecchi trattati. Ecco una cosa inconcepibile. Che tali chiusure mentali siano possibili e durevoli, che società umane civilissime e, secondo le apparenze, senza pregiudizi di nessun genere come la nostra, possano dimenticare in soffitta centomila libri e manoscritti che portano l'etichetta "Tesoro".
Gli alchimisti parlano della necessità di distillare mille e mille volte l'acqua che servirà per preparare l'elisir. Noi abbiamo sentito dire uno specialista di storia che quell'operazione era pazzesca. Egli ignorava tutto dell'acqua pesante e sui metodi che si utilizzano per arricchire l'acqua semplice in acqua pesante. Abbiamo sentito un erudito affermare che poiché il raffinamento e la purificazione indefinitivamente ripetuti di un metallo o di un metalloide non ne mutava affatto le proprietà, bisognava riconsiderare le raccomandazioni dell'alchimia come un mistico esercizio di pazienza per apprendisti, un gesto rituale come quello di sgranare il rosario. Tuttavia è proprio con un tale raffinamento per mezzo di una tecnica descritta dagli alchimisti e che oggi si chiama "fusione di zona", che si preparano il germanio e il silicio puri dei transistor. Noi sappiamo ora, grazie a questi studi sui transistor, che, purificando a fondo un metallo e introducendo per pochi milionesimi di grammo di impurità accuratamente scelte, si conferiscono al corpo così trattato proprietà nuove e rivoluzionarie. Non vogliamo moltiplicare gli esempi, ma vorremmo far capire fino a che punto sarebbe desiderabile un esame metodico della letteratura alchimistica.
"Studiando un po' i testi di alchimia", scrivono Berger e Pawels nella loro opera "Il mattino dei maghi", "abbiamo constatato che generalmente essi sono moderni rispetto all'epoca in cui furono scritti, mentre le altre opere di occultismo sono in ritardo. D'altra parte l'alchimia è la sola pratica parareligiosa che abbia arricchito la nostra conoscenza del reale."
Alberto Magno nel XIII secolo riuscì a preparare la potassa caustica, Raimondo Lullo riuscì a preparare il bicarbonato di potassio, Paracelso fu il primo a descrivere lo zinco e introdusse nella medicina l'uso dei composti chimici, Della Porta fu padre dell'ossido di stagno. Ne potremmo citare molti altri. Ne citiamo uno. Il padre Castel, nel 1728, nel momento in cui le idee sulla gravitazione cominciano a diffondersi, parla di essa e dei suoi rapporti con la luce in termini che, due secoli più tardi, faranno stranamente eco al pensiero di Einstein: "Ho detto che se si abolisse la gravità nel mondo, si abolirebbe allo stesso tempo la luce. Del resto la luce e il suono, e tutte le altre qualità sensibili sono una conseguenza e come un risultato della meccanica e di conseguenza della gravità dei corpi naturali che sono più o meno luminosi o sonori secondo che hanno più gravità ed elasticità."
Nei trattati di alchimia del nostro secolo, si vedono apparire di frequente, prima che nelle opere universitarie, le scoperte della fisica nucleare, ed è probabile che i trattati di domani menzioneranno le teorie fisiche e matematiche più astratte che esistano. E' netta la distinzione tra l'alchimia e le false scienze, come la radiestesia che introduce nelle proprie pubblicazioni onde o raggi dopo che la scienza ufficiale li ha scoperti. Tutto potrebbe indurci a pensare che l'alchimia è suscettibile di portare un contributo importante alle conoscenze e alle tecniche del futuro basate sulla struttura della materia.
Infine, c'è da rimare colpiti dall'aspetto di crittogramma della letteratura alchimistica. Blaise Vigenère inventò i codici più perfezionati e i metodi più ingegnosi di linguaggio cifrato. Le sue invenzioni in materia sono utilizzate anche oggi. E' probabile che Vigenère sia venuto a contatto con la scienza del linguaggio cifrato tentando di interpretare i testi di alchimia. Newton credeva all'esistenza di una catena di iniziati che si estendeva nel tempo fino a una remota antichità (è questa anche la tesi del testo "La chiave di Hiram" di Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leigh): essi avrebbero conosciuto i segreti della trasmutazione e della disintegrazione della materia. Bella forza, il caro Newton! Lui ne faceva parte!
Lo scienziato atomico inglese Da Costa Andrade, in un discorso pronunziato davanti ai suoi colleghi in occasione del terzo centenario di Newton a Cambridge, non ha esitato a lasciar intendere che l'inventore della teoria della gravitazione apparteneva a quella catena e non aveva rivelato al mondo che una piccola parte del suo sapere: "io non posso - egli disse - sperare di convincere gli scettici che Newton aveva poteri di profezia o di visione speciale che gli avrebbero rivelato l'energia atomica, ma dirò soltanto che le frasi che sto per citarvi oltrepassano molto, nel pensiero di Newton che parlano della trasmutazione alchimistica, la preoccupazione di uno sconvolgimento del commercio mondiale come conseguenza della sintesi dell'oro." 
Ecco che cosa Newton scrive: "Il modo in cui il mercurio può essere impregnato è stato tenuto segreto da coloro che sapevano e costituisce probabilmente una porta verso qualcosa di più nobile (della fabbricazione dell'oro) che non può essere comunicato senza che il mondo corra un immenso pericolo, se gli scritti di Ermes dicono la verità."
E più avanti Newton scrive: "Esistono altri grandi misteri oltre alla trasmutazione dei metalli, se non è una vanteria dei grandi maestri. Essi soli conoscono quei segreti."
Da quale passato verrebbero questi grandi Maestri cui allude Newton, e in quale passato essi avrebbero attinto la loro scienza?

sabato 10 agosto 2013

Criptocrazia e Nuova Atlantide

Da "Il Mattino dei Maghi", di Pawels e Bergier:
All'incirca un secolo fa, John Buchan, che ebbe in Inghilterra un importante ruolo politico, scriveva un romanzo che era al tempo stesso un messaggio destinato a pochi spiriti avvertiti. In quel romanzo, intitolato, non a caso, La Centrale di Energia, uno dei personaggi si spende in rivelazioni anzitutto sconcertanti, e inoltre, ciò che più ci interessa, perfettamente in linea coi temi trattati nei recenti interventi di apertura del blog.
"Voi vedete soltanto le creazioni delle persone di secondo ordine che hanno fretta di conquistare ricchezza e gloria. Il vero sapere, il sapere temibile, è ancora tenuto segreto. Ma credetemi, mio caro, esso esiste. (...) Le più grandi menti sono fuori dalla civiltà." "Poi citò altri esempi (...) questi esempi mi allarmarono. Erano di tipo diverso: una grande catastrofe, una improvvisa frattura fra due popoli, un malanno che distruggeva un raccolto (...), un'epidemia. (...) Se diceva la verità, quei flagelli non erano opera della natura o del caso, ma un'opera d'arte. Le intelligenze anonime di cui parlava, clandestinamente, rivelavano di tempo in tempo la loro forza attraverso qualche manifestazione catastrofica."
Se si pensa che Buchan scriveva queste righe intorno al 1910, e se si pensa agli sconvolgimenti del mondo dopo quell'epoca, ci si può domandare se una o più Centrali di Energia non siano in realtà entrate in azione.
Questa visione sembrerà romanzesca solo agli osservatori superficiali, cioè agli storici in preda alla vertigine della "spiegazione per mezzo dei fatti", che in definitiva è solo un modo di scegliere tra i fatti.
Noi abbiamo un'idea scolastica delle società segrete. Guardiamo i fatti singolari in modo banale. Per capire il mondo futuro, dovremmo approfondire, rinfrescare, rinvigorire il concetto di società segreta con uno studio più profondo del passato e con la scoperta di un punto di vista da cui fosse visibile il movimento della storia in cui siamo impegnati. E' possibile che la società segreta, sia la forma futura di governo del mondo. Osservate rapidamente l'evoluzione delle cose. I monarchi pretendevano che l'origine del potere fosse soprannaturale. I re, i signori (...) si ingegnano a stupire coi loro vestiti (...) fanno di tutto per essere molto visibili. Ostentano il più gran fasto possibile. Dalla Rivoluzione in poi, il potere si rifà a teorie astratte e il vero governo si occulta. I responsabili si dan da fare per passare per "persone come gli altri" e nello stesso tempo stabiliscono delle distanze. Sul piano delle persone, come sul piano dei fatti, diventa difficile definire con esattezza il governo. (...) Entra in azione una vera criptocrazia. Il mondo camuffa i suoi capi, come quegli insetti che assomigliano a rami, a foglie...
Fine della citazione.

A leggere determinati testi, anche in chi come noi li propone giusto per stimolare il dibattito, per metterli agli atti, sorge potente un'ondata di scetticismo. Il punto, però, è quello di inquadrare in una corretta analisi l'impeto delle sottolineature che ci vengono proposte. Una serie di "club", "associazioni" e "commissioni" più o meno esclusive nati per ragionare di politica, paiono avere più capacità di indirizzo rispetto ai governi nazionali. Un recente testo proposto da Giorgio Galli e dal nipote di Rumor presidente del consiglio, nonché figlio di Rumor il diplomatico Vaticano, documenti alla mano descrive come il progetto di un'Unione Europea, con un mercato unico successivamente allargato agli Stati Uniti (tra l'altro i negoziati internazionali di questi giorni vertono proprio sull'inaugurazione di un mercato allargato euro-americano), ha trovato la sua architettura negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Come se le grande Istituzioni internazionali perseguissero piani a lunga scadenza decisi altrove sulla base di ragionamenti - spiegano Rumor e Galli - di natura mitologica: si vuole un unico Stato Mondiale per rifarsi all'architettura vigente sul pianeta prima delle catastrofi naturali che hanno costretto l'umanità a ripartire da zero. Una nuova Atlantide.
Questo, in sostanza, è ciò che emerge dal libro di Giorgio Galli, Paolo Rumor e Loris Bagnara.
Intendiamoci: l'esistenza di un unico Stato Mondiale non è di per sé un qualcosa di negativo. Anzi. Significherebbe traghettare l'umanità verso una dimensione di unità e di collaborazione, in luogo del "tutti contro tutti" che anima oggi la politica internazionale. Ma quello che è curioso e significativo è prendere atto di come questi grandi personaggi si muovano prendendo spunto da documenti che, veri o no, asseriscono l'esistenza di civiltà antiche i cui fasti si intende riproporre.
Il progetto di un'Unione Europea e di un mercato allargato agli USA, viene tratteggiato anche nell'opera "L'Eredità Messianica" di Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent. Un testo che seguiva quello del 1982 dedicato al medesimo argomento. In questi testi - e si era ancora in piena contrapposizione Est/Ovest! - già veniva postulato il futuro della politica internazionale. Il disegno di questa società più o meno segreta (il Priorato di Sion), formata da politici, intellettuali e religiosi europei e americani, a proposito della creazione di un'Unione Europea che si sarebbe via via allargata economicamente agli USA, veniva descritto nei minimi particolari. E anche qui collegato a tutta una serie di riferimenti mitologici.
Si comprende lo scetticismo iniziale che potrebbe insorgere di fronte alla menzione di nomi altisonanti come il Priorato di Sion, che hanno fatto (non a caso, secondo chi scrive) la fortuna letteraria di scrittori di dubbio valore, ma i documenti, le date e le pubblicazioni non mentono. Non possono mentire. Se il nipote di un presidente del Consiglio scrive un libro in cui dice che lo zio e il padre hanno partecipato alla costruzione di un'Europa Unita a partire da determinati presupposti mitologici, se trent'anni fa in un testo di indagine su un'associazione più o meno segreta, viene riportato che tale associazione lavorava per il presente che attualmente conosciamo, così come lo conosciamo, non possiamo ignorare i fatti. Esistono dunque "Centrali di Energia" (o di potere) che pianificano il futuro della nostra storia a partire da informazioni che si ritiene di detenere circa il passato lontano dell'umanità?

Ecco ad esempio cosa si scriveva sulla rivista edita dal Priorato di Sion nell'anno 1959. La rivista era denominata CIRCUIT. Abbondante spazio veniva de­dicato a esoterismo, mitologia e questioni di cavalleria. A riprenderla in mano adesso, vi si trovano articoli del Gran Maestro Pierre Plantard, che talora firma con il proprio nome, talora con lo pseudonimo di Chyren. Nei testi troviamo affermazioni di questo tenore: «Tut­to è in forma simbolica. Chi sa inteipretare il significato nascosto capirà. L'umanità ha sempre fretta, preferisce sempre che le solu­zioni vengano regalate...», «Il luogo che sembra più solido è for­se il più instabile. Abbiamo la tendenza a dimenticare che viviamo sopra un vulcano, al centro di forze di grande potenza...», «Tutto si compie in accordo con cicli ben determinati. Un "Nautonier" guida l'arca [arche] nel diluvio».
Insomma: vulcani, diluvi, simbologie, segreti...
Nonostante un'attenzione specifica per la Francia, Plantard, scrivendo in un altro articolo di Cir­cuit, sottolinea di nuovo un tema già annunciato da una rivista di nome Vaincre, edita ai tempi della guerra, sulla quale scrivevano personaggi che andranno a costituire il nerbo delle società di studio esoterico della Francia degli anni successivi: "La creazione di una Confederazione di Terre diventa una Confedera­zione di Stati: gli Stati Uniti dell'Eurafrica, che rappresentano per l'e­conomia una comunità di scambio per Africa ed Europa basata su un mercato comune, e la circolazione della ricchezza al servizio del benessere di tutti, perché questo è l'unico stabile fondamento sul quale si possa costruire la pace."
In questo senso, il Priorato e altre analoghe organizzazioni, non sono semplici so­cietà segrete che complottano e cospirano dietro le quinte: sonno semmai i custodi di una Tradizione superiore che molte persone sono liete d'abbracciare. L'adozione dell'ideale del­la cavalleria, ne fa l'incarnazione di un codice di condotta teso a stabilire un collegamento tra umano e divino.
La dottrina della cavalleria promulgata dal Priorato di Sion è davvero archetipa. Non è confinata al mondo cavalieresco dell'Eu­ropa cristiana medievale. Si può ritrovare in istituzioni diverse co­me la nobiltà dell'antica Sparta, il Ramo Rosso dell'Ulster precri­stiano, le caste guerriere di tribù come i Sioux e i Cheyenne d'A­merica, i samurai in Giappone, e i Sicari o Zeloti dei tempi di Ge­sù. Tutte queste istituzioni erano rette e governate da un codice che non era semplicemente etico o morale, ma cosmologico; un codice inteso a portare l'attività umana in armonia con l'ordine del cosmo.
Nei disegni di queste organizzazioni, non v'è solo, dunque, un'Unione Europea con un mercato che si sta allargando all'America e che abbraccerrà pian piano l'Est Europa e il nordAfrica. Nel futuro avremo un unico grande Stato Mondiale. Ripetiamo che la cosa non ci sembra affatto malvagia o poggiare su presupposti negativi: un unico Stato significa... o dovrebbe significare... pace, uguaglianza, stabilità. La possibilità inoltre di mettere insieme risorse e cervelli e proiettarsi verso lo spazio e verso l'universo come un unico Pianeta e non come tanti piccoli staterelli impotenti...

venerdì 9 agosto 2013

Di nuovo non c'è che ciò che è dimenticato

Potrebbe darsi che ciò che noi chiamiamo esoterismo, cemento delle società segrete e delle religioni, sia il residuo, difficilmente comprensibile e maneggevole, di una conoscenza molto antica di natura tecnica che si applica contemporaneamente alla materia e allo spirito. Un dualismo, quest'ultimo, che ha poca ragion d'essere.
I "segreti" non sarebbero storielle o giochi, ma prescrizioni tecniche precise, chiavi per aprire le potenze contenute nell'uomo e nelle cose.
La scienza non è la tecnica. Contrariamente a ciò che si può pensare, la tecnica, in molti casi, non segue la scienza, la precede. La tecnica fa. La scienza dimostra che è impossibile fare. Poi le barriere di impossibilità crollano.
Nel lontano passato - dimostrano sempre maggiori evidenze, determinate tecniche hanno potuto precedere l'apparizione della scienza. O ad ogni modo le sono sopravvissute.
Sempre più scoperte e interconnessioni tra le conoscenze attuali, danno l'idea che alcune tecniche passate abbiano fornito gli uomini poteri troppo temibili perché fossero divulgate. Da qui, come spiegavano negli scorsi post, la necessità del segreto, la necessità della nascita di società segrete, appunto, che mantenessero il riserbo su tutta una serie di nozioni che avrebbero potuto cagionare degli sconvolgimenti terribili di natura sociale, culturale, ma anche - e forse soprattutto - fisico-pratica. Il segreto non è un effetto della volontà di colui che lo detiene, ma un effetto della sua stessa natura. L'estremo pericolo induce all'estrema discrezione. Come si sarebbero comportati i superstiti di ingenti cataclismi provocati dal progresso, di fronte al pericolo che determinate tragedie avrebbero potuto ripetersi daccapo se non raccomandando discrezione?
Storicamente, la conservazione delle tecniche fu uno degli scopi delle società segrete. I sacerdoti egizi custodivano gelosamente le leggi della geometria piana.
Sarà un caso, ma i contattisti UFO più credibili, sostengono che gli alieni abbiano cominciato a contattare il genere umano all'indomani degli esperimenti atomici in corso durante la seconda guerra mondiale. Ne è testimone tra gli altri il console italiano in Brasile e, se non sbaglio, in Francia, Alberto Perego. Ne sono testimoni i testimoni del caso di contattismo di massa Amicizia. Gli alieni erano preoccupati dalla scoperta del nucleare da parte dell'umanità, e avrebbero lanciato più volte avvertimenti affinché non se ne facesse un uso distruttivo. Alberto Perego nei suoi libri riporta di bombe atomiche neutralizzate (è celebre, in tal senso, una puntata del Larry King show... 

http://www.youtube.com/watch?v=aTrGF6tSwZM

...ma c'è tutta una sequela di testimonianze in tal guisa, anche - di nuovo - su Youtube e affini http://www.youtube.com/results?search_query=ufo+nuclear+weapon).
Le conoscenze delle civiltà antiche - non solo di quelle presuntamente scomparse - sono inimmaginate e inimmaginabili. Sono più le opere antiche perdute, che quelle rimaste.
Che cosa ci resta delle migliaia di manoscritti della biblioteca di Alessandria? Cosa contenevano le 200.000 opere dell'antica biblioteca di Pergamo? Che ne fu delle collezioni di Pisistrato ad Atene, della biblioteca del Tempio di Gerusalemme, di quella del santuario di Ptah a Menfi? Quali tesori contenevano le migliaia di libri che nel 213 a.C. furono bruciati per ordine dell'imperatore Cheu-Hoang-Ti? L'attento esame dei frammenti rimasti, ci permette di intravedere verità troppo profonde per attribuirle al caso o alla mera intuizione passeggera di pensatori antichi. C'erano conoscenze profondamente strutturate, paragonabili a quelle odierne. Donde venivano?
Lo stesso razionalismo di un Cartesio, era stato preceduto da Aristotele, da Sant'Agostino, da numerosi altri grandi cervelli dell'antichità. Scriveva Aristotele: "Colui che cerca di istruirsi deve prima di tutto saper dubitare, perché il dubbio dell'intelletto conduce a scoprire la verità" (Aristotele). Nessuno era più scettico di Democrito.
Ok, ma di quale scienza erano in possesso gli antichi, a parte un sano metodo epistemologico improntato alla non credulità e alla ricerca? Sesto Empirico ci informa che Democrito aveva appreso le proprie teorie sull'atomo dalla tradizione - da Mosco Fenicio, ad esempio, il quale tra l'altro, come si scoprirà nei giorni più vicini ai nostri, aveva postulato che l'atomo è divisibile. Di nuovo siamo di fronte al bagliore di conoscenze arcaiche andate perdute.
Ma poi si può dire che sia stato fatto uno studio sistematico e pubblico di tutti i documenti antichi in possesso di archivi, musei, stati nazionali? E' vero o non è vero che solo una bassa percentuale della letteratura antica indiana (dell'India) è stata tradotta e studiata?
Che dire inoltre del fatto che gli antichi, sprovvisti - si dice - di strumenti di osservazione, erano a conoscenza di dati astronomici che si sono rivelati esatti e non alla portata di civiltà apparentemente non progredite? Per quanto concerne la Via Lattea, secondo Talete e Anassimene, essa era costituita da stelle di cui ciascuna era un mondo che comprendeva un sole e alcuni pianeti, e questi mondi erano situati in uno spazio immenso. Pitagora prima di Newton aveva insegnato la legge inversa del quadrato delle distanze. Plutarco, dopo essersi messo a spiegare la gravità dei corpi, ne cerca l'origine in una attrazione reciproca fra tutti - appunto - i corpi. Galileo e Newton hanno espressamente dichiarato cosa dovevano alla scienza antica. Così Copernico, nella prefazione delle sue opere dedicata a Paolo III, scrive testualmente di aver trovato l'idea del movimento della Terra leggendo gli antichi.
Fanno notare a pagina 93 del libro "Il Mattino dei Maghi" gli autori Pawels e Berger, citando una servitrice di Maria Antonietta che si esprime a proposito di un cappello rovesciato, "di nuovo non c'è che ciò che è dimenticato."
Nei Veda si parla di forme antiche di vaccinazione. Nel Sactaya Grantham si raccomanda di "raccogliere il liquido delle pustole sulla punta di una lancetta, introducetelo nel braccio mescolando il liquido col sangue, si produrrà la febbre; questa malattia sarà allora molto benigna e non potrà incutere alcun timore."
Seneca nel Medea e testi orientali parlano della scoperta di un mondo riservato ai futuri esploratori: in questi testi si arriva persino a chiamare questo continente "Merica", in onore di una stella (vd. il testo "La Chiave di Hiram" di Cristopher Knight e altri). Che dire infine di scoperte tecnologiche come la pila di Bagdad, il fatto che nelle piramidi non è stata trovata traccia di annerimenti cagionati lampade o torce ma disegni di congegni che ricordano molto gli attuali strumenti elettrici?
Gurdjeff, grande alchimista della modernità, era convinto che l'alchimia fosse il residuo delle scienze che ci sono state lasciate da antiche civiltà. Scienza, dunque. Ma anche spirito, giacché il dualismo tra spirito e materia è una delle sciagurate, insipide astrazioni frutto di certa mediocrità di pensiero dell'epoca appena trascorsa. Scrive ne "Il Mattino dei Maghi" uno dei vecchi discepoli del Maestro armeno: "Da tempo rifugiatomi nel pensiero antiprogressista induista di Gurdjeff, vedendo il mondo di oggi come un principio di apocalisse, non attendendo più, con grandissima disperazione, che una brutta fine dei tempi (...) ecco che vedevo il vecchio passato e l'avvenire darsi la mano. La metafisica dell'alchimista più volte millenaria nascondeva una tecnica finalmente comprensibile, o quasi, al secolo XX. Le tecniche terrificanti di oggi si aprivano su una metafisica quasi simile a quella dei tempi antichi. (...) Finii per credere che gli uomini, in un lontanissimo passato, avessero scoperto i segreti dell'energia e della materia. Non soltanto con la meditazione, ma con la manipolazione. Non soltanto mentalmente, ma tecnicamente. Lo spirito moderno, per vie diverse, per le vie a lungo sgradite, ai miei occhi, della pura ragione, dell'irreligiosità, con mezzi diversi e che per molto tempo mi erano parsi brutti, si apprestava a sua volta a scoprire gli stessi segreti."
A meno che la nostra civiltà perisca interamente qualche istante prima di aver raggiunto il fine, come forse altre civiltà sono sparite.

I Nove Ignoti

La Tradizione dei Nove Ignoti risale all'imperatore Asoka, il quale regnò sulle Indie dal 273 a.C. Pieno di ambizione, si lanciò alla conquista dei territori circostanti: in una di queste battaglie, l'esercito nemico arrivò a perdere 100.000 uomini. La vista di tale carneficina, prostrò profondamente l'imperatore. Rinunciò così alla guerra di espansione, annunciando che la vera conquista non è territoriale, bensì far breccia nel cuore degli uomini.
Convertitosi al buddismo, rispettava tuttavia le altre fedi religiose; bandì i sacrifici animali, si fece vegetariano. Ma la sua ossessione rimaneva la guerra, o meglio, come impedirne di nuove, come impedire la violenza. Ebbe la pensata di cercare la maniera di bandire l'uso dell'intelligenza al servizio della distruzione. Sotto il suo regno, la scienza della natura, passata e futura, divenne segreta. Ricerche, che vanno dalla struttura della materia alle tecniche della psicologia collettiva, saranno tenute nascoste, per ben ventidue secoli, dietro il volto mistico di un popolo che il mondo crede tutto occupato nell'estasi e nel soprannaturale. Asoka fonda la società segreta che nel libro di Pawels e Bergier "Il Mattino dei Maghi" viene addirittura definita la più potente della Terra: quella dei Nove Ignoti.
Si è scritto nel corso degli ultimi decenni che anche i grandi responsabili del destino moderno dell'India, e scienziati come Bose e Ram, abbiano creduto o credano tuttora nell'esistenza dei Nove Ignoti, al punto da dichiarare di aver ricevuto messaggi da questi misteriosi interlocutori. La fantasia intravvede la potenza dei segreti che possono detenere nove uomini che beneficiano direttamente delle esperienze, degli studi, dei documenti accumulati durante più di venti secoli. Quali sono i fini di questi uomini? Ebbene: non lasciare cadere nelle mani dei profani i mezzi di distruzione e invenzioni tecnologiche benefiche per l'umanità.
Questi uomini si rinnoverebbero per cooptazione allo scopo di conservare i segreti tecnici venuti dal lontano passato (non so perché, fulmineamente, alla maniera di Jung, m'è venuta alla mente la storia di Maiorana e alcuni aneddoti che sono stati raccontati circa la sua strana scomparsa).
Le manifestazioni esterne dei Nove Ignoti sono rare. Una di esse si ricollega al prodigioso destino di uno degli uomini più misteriosi d'Occidente: il papa Silvestro II, conosciuto anche sotto il nome di Gerbert D'Aurillac. Egli avrebbe soggiornato in Spagna, e un misterioso viaggio l'avrebbe condotto nelle Indie, dove avrebbe appreso diverse nozioni che sconvolsero le persone a lui vicine.
Si narra ad esempio che nel suo palazzo possedesse una testa di bronzo che rispondeva con un sì o con un no agli interrogativi che le venivano poste sulla politica e la cristianità. Una specie di macchina che funzionava con un procedimento binario, insomma. Questa testa fu distrutta dopo la sua morte, e i segreti rivelati tenuti al riparo da orecchie indiscrete. Sì: il vostro scetticismo è in parte il nostro, se non che troviamo che bisognerebbe avere più rispetto delle epoche passate. Diversi miti non presi sul serio si sono poi rivelati "veri" dopo adeguate ricerche archeologiche, storiografiche, mitologiche. Gli antichi, checché se ne dica, avevano troppo rispetto per la verità e per la dimensione religiosa della vita, per mettersi lì e inventare storie di sana pianta. Uccidevano per la religione: non era qualcosa di leggero consentire a qualcuno o consentire a sé stessi di inventarsi storielle che poi andavano a costituire l'ossatura portante di un credo millenario. La mitologia e la religione in cui spesso ci imbattiamo, non sono altro che il tentativo di descrivere con il linguaggio disponibile (un linguaggio, anzitutto, pretecnologico) avvenimenti che l'umanità ha realmente vissuto.
Papa Silvestro II fu accusato di intesa col Maligno per aver costruito lui stesso la macchina. Altri europei sono entrati in contatto con questi misteriosi Nove Ignoti? A quanto ne sappiamo, lo scrittore francese Jacolliot, nel XIX secolo, ne scrisse in una sua opera. Oltre che scrittore, Jacolliot era soprattutto console di Francia a Calcutta. Egli scrisse un'opera di notevole anticipazione (anticipazione alla maniera di Jules Verne, vogliamo dire). Ha inoltre lasciato parecchie opere dedicate ai grandi segreti dell'umanità. I suoi lavori sono stati saccheggiati da taumaturghi, occultisti, studiosi d'ogni risma; dimenticato in Francia, ebbe fortuna in Russia.
Jacolliot è esplicito: la società dei Nove Ignoti è una realtà. E, ciò che più sconcerta, egli cita nel 1860 informazioni del tutto sconosciute e imponderabili per l'epoca in cui ha vissuto: la liberazione dell'energia, la sterilizzazione per opera di radiazioni, la guerra psicologica. Ma non solo.
La prima divulgazione della storia dei Nove Ignoti avvenne nel 1927 con la pubblicazione di un libro messo insieme da Talbot Mundy, membro della polizia inglese in India. Il suo libro è a metà tra un'inchiesta e il romanzo. I Nove Ignoti, secondo lui, si servirebbero di un linguaggio sintetico. Ciascuno di essi sarebbe in possesso di un libro contenente nei dettagli una serie di scoperte e di teorie scientifiche.
Il primo di questi libri sarebbe dedicato alla guerra psicologica - dunque al controllo del pensiero delle folle. Il secondo libro sarebbe dedicato alla fisiologia. Il terzo studierebbe la microbiologia, e in particolare i colloidi di protezione. Il quarto tratterebbe la trasmutazione dei metalli. Secondo una leggenda, nei periodi di carestia i templi e le organizzazioni religiose di soccorso, riceverebbero da fonte segreta enormi quantità di oro finissimo. Il quinto conterrebbe approfondimenti su tutti i mezzi di comunicazione, terrestri ed extraterrestri. Il sesto conterrebbe i segreti della gravitazione. Il settimo sarebbe la più vasta cosmogonia concepita dall'umanità. L'ottavo tratterebbe della luce. Il nono tratterebbe della sociologia, dando strumenti interpretativi sul tramonto e la nascita delle società.
Alla leggenda dei Nove Ignoti si collega anche il tema delle acque sacre del Gange. Capita che pellegrini affetti da gravi malattie, vi si purifichino guarendo. Alcune spiegazioni scientifiche abbozzate, imputano certe guarigioni "miracolose" alla presenza di "batteriofagi" nelle acque del fiume. Bene: la domanda da porsi, però, è come mai questi batteriofagi non si formino anche nelle acque degli altri fiumi della Terra. Secondo Jacolliot bisogna invece guardare alla sterilizzazione delle acque ad opera delle radiazioni; radiazioni che provengono da un tempio segreto (o più templi) presenti sotto le acque del fiume.
I Nove Ignoti rappresentano questa dimensione di scienza a disposizione di fini positivi. Scienza serena, scienza con coscienza. Torna nuovamente il tema delle società segrete come società di studio che tengono le proprie scoperte al riparo di quello che taluni definiscono apparato militare industriale: apparato che non esiste solamente oggi negli Stati Uniti d'America, ma che doveva avere epigoni in chiave maggiore o minore in ogni epoca storica. Ciò che si voleva evitare, e che ad esempio ha tormentato gli scienziati che portarono a galla le conoscenze sull'atomo, è che l'umanità si distruggesse da sola. Era un problema che doveva attanagliare soprattutto quanti sarebbero potuti provenire da un passato in cui conobbero sulla propria pelle il disastro, o che ne avevano sentito parlare, dandogli il peso che merita, nelle leggende e nei miti che compongono la maggior parte delle culture antiche giunte sino a noi.
Riemerge poi il tema, legato alle gesta dell'imperatore Asoka, di come mai a un certo punto nella storia potrebbero essere nate determinate società segrete. L'imperatore Asoka ad esempio era convinto che determinati segreti scientifici, potenzialmente distruttivi, dovessero essere patrimonio di un nugolo scelto di uomini savi. Può essere questa una decisione presa da altri in altre epoche storiche, ad altre latitudini? Possono essere talune società segrete attualmente sulla bocca di molti o di nessuno, eredi di scelte analoghe che affondano le radici in un passato lontano? Esistono dei segreti che pochi uomini si passano gli uni con gli altri da millenni, come ad esempio sostiene il rituale massonico (nonostante vi si sostenga che i segreti siano andati perduti)? Questi segreti hanno a che vedere con l'eredità di conoscenze trasmesseci da antiche civiltà o da civiltà che hanno visitato il nostro pianeta in passato?

Antiche società segrete e ricerca scientifica

Forse un giorno gli ultimi segreti delle particelle elementari ci saranno rivelati dal comportamento profondo del cervello, perché esso è il risultato e la conclusione delle reazioni più complesse nella nostra regione dell'universo, e indubbiamente contiene in sé le leggi più intime di questa regione.
Noi siamo ad un momento in cui la storia trattiene il respiro, in cui il presente si stacca dal passato come l'iceberg spezza ciò che lo univa alle coste di ghiaccio e se ne va sull'oceano senza limiti.
Fin qui, nella storia, molti illustri osservatori e studiosi sono convinti che numerosi gruppi iniziatici, alcune società segrete, gruppi ristretti di persone tecnicamente preparate su materie non alla portata dell'uomo comune, si siano trasmesse di generazione in generazione segreti decisivi circa il passato e il futuro dell'uomo.
Noi non sappiamo con certezza se ciò sia vero: ci sembra però plausibile e sensato quanto è stato portato alla luce in opere e studi sempre più numerosi.
Queste società iniziatiche, del resto, non possono che formarsi naturalmente in epoche in cui gruppi ristretti di uomini pervengono a uno stato di coscienza e conoscenza elevata e cercano altri uomini in grado di capirli con cui comunicare, con cui un dialogo sia possibile. E' il caso di un Newton, tanto per dire, scienziato e alchimista, che al suo tempo poteva essere compreso da poche decine di uomini a dir tanto in tutto il mondo abitato e conosciuto.
Per queste società iniziatiche come i Rosa Croce non c'era altro studio che lo studio della natura. Lo studio del Liber Mundi. La gente si immagina che facessero chissà che, in questi gruppi ristretti e occulti. Ma erano gruppi di ricerca, di studio, di approfondimento dei misteri del mondo e della realtà. L'alchimista è l'antico scienziato. Se profonde conoscenze sulla materia e sull'energia, sulle leggi che reggono l'universo, sono state elaborate da civiltà oggi scomparse, e se frammenti di quelle conoscenze sono stati conservati nel corso del tempo, hanno potuto esserlo solo per opera di intelletti superiori e in un linguaggio necessariamente incomprensibile per l'uomo comune. Obbligati ad una specie di clandestinità, questi uomini non possono stabilire contatti soddisfacenti che con i loro simili. Infine va da sé che tali intelletti, cercano di passare inosservati semplicemente per non essere ostacolati da organizzazioni quali la vecchia Inquisizione, oppure per non essere obbligati a prestare la propria opera a padroni politici a cui non vogliono concedere il favore delle proprie eventuali scoperte radicali.
Ecco che in origine queste società segrete, non potevano che essere una sorta di consorzio scientifico volto alla ricerca: una ricerca che è essa stessa un'esperienza religiosa. Va intesa in questo senso l'affermazione reiterata dei Rosa-Croce e degli alchimisti, secondo cui il fine della scienza delle trasmutazioni è la trasmutazione dello spirito stesso. "Il linguaggio spirituale", si trova scritto a pagina 74 dell'opera "Il Mattino dei Maghi" di Pawels e Bergier, "non è un balbettio che precede il linguaggio scientifico, ma piuttosto il risultato di questo."
Bisogna guardare le cose antiche con occhi nuovi: aiuta a comprendere il futuro.
I grandi atomisti come Wolgang Pauli, durante la propria ricerca si ritrovavano a scoprire lo spirito: "Di fronte alla divisione delle attività dell'intelletto umano in campi distinti, rigidamente mantenuta dal secolo XVII in poi, io immagino un fine che sarebbe il dominio dei contrari, una sintesi che abbraccia l'intelligenza razionale e l'esperienza mistica dell'unità." (Wolfgang Pauli)

giovedì 8 agosto 2013

Dietro il visibile semplice, c'è dell'invisibile complicato

Le scienze, se ci accostiamo a esse senza conformismo, senza i paraocchi del cartesianesimo più scellerato, danno l'idea di dialogare con le antiche discipline. Lo svolgimento del pensiero tradizionale s'incontra con il movimento del pensiero contemporaneo.
Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una rivoluzione in cui spirito e ragione connubiano e convolano a nozze, scoprendosi inscindibili. Doveva essere il secolo della morte delle religioni, quello appena passato, ma a cadere è stato il Muro di Berlino.
La fisica, la biologia, le matematiche, nei loro punti estremi (ma anche salienti), s'incontrano con certe visioni del cosmo, dei rapporti dell'energia e della materia, che sono visioni ancestrali. Bisogna andare al di là dell'apparente contraddizione fra materialismo e spiritualismo. Ci si renderebbe conto allora che la fisica quantistica fornisce risposte dal sapore sempre più metafisico. Torneremo spesso sull'argomento nel prossimo futuro.
Generalmente il fantastico, lo spirituale, l'invisibile, vengono definiti come una violazione delle leggi naturali, come un'apparizione dell'impossibile. Ma è sbagliato metterla così. Il fantastico è una manifestazione delle leggi naturali, un effetto della realtà quando essa viene percepita direttamente e non filtrata attraverso il velo del sonno intellettuale, attraverso le abitudini, i pregiudizi, i conformismi. Quello che è sbagliato, o manchevole, è la nostra impostazione della conoscenza. La nostra epistemologia. Eppure la scienza stessa, nel corso dei secoli, ci ha più volte dato prova che dietro il visibile semplice c'è dell'invisibile complicato. Un tavolo è un tavolo, ma è anche un insieme di atomi e particelle non immediatamente percepibili alla ragione umana. Non sono stati percebili fino all'introduzione di macchine in grado di analizzarli compiutamente. Be': con gli strumenti attualmente a disposizione della scienza, l'uomo è sì e no in grado di analizzare il 2% dell'universo. E, a parte un paio di sonde scalcagnate inviate qua e là, non si è mai allontanato dal pianeta d'origine (origine per modo di dire).
Come si può pensare di avere un'idea definitiva dell'Universo e della realtà che ci circonda, quando potenzialmente possiamo osservarne e dunque studiare solo una piccolissima percentuale?
"Su scala cosmica (tutta la fisica moderna ce lo insegna) solo il fantastico ha la possibilità di essere vero", dice Teilhard de Chardin.
Noi non possiamo fare altro che suggerire ipotesi e tracciare schizzi di vie di comunicazione tra quei diversi campi che, per il momento, sono ancora terre precluse.